Il progetto del cassonetto in scala 2:1 nasce da una richiesta tanto particolare quanto stimolante: realizzare un’installazione urbana per una campagna di guerrilla marketing promossa da Finish, brand leader nel settore dei prodotti per la pulizia della casa. L’obiettivo dell’iniziativa era chiaro e potente: mostrare in modo tangibile e d’impatto il consumo d’acqua settimanale di una famiglia media, sensibilizzando il pubblico sullo spreco idrico legato al lavaggio manuale delle stoviglie.
Il mio contributo al progetto è stato centrato sull’intervento di reverse engineering, ovvero il processo di analisi e ricostruzione di un oggetto fisico partendo dalle sue forme reali. In questo caso, il cassonetto è stato rilevato interamente a mano, con attenzione maniacale alle proporzioni, alle curvature, agli spessori e ai dettagli funzionali. Successivamente, ho ricostruito l’intero oggetto in ambiente digitale utilizzando Rhinoceros 3D, software CAD particolarmente adatto alla modellazione complessa e alla gestione delle superfici.
Una volta definita la geometria, il modello è passato alla produzione fisica, utilizzando materiali leggeri ma strutturalmente stabili: polistirolo e Forex, selezionati sia per la facilità di lavorazione che per la resa finale su scala urbana. Il taglio e la sagomatura sono stati effettuati, da un’apposita ditta specializzata, tramite una macchina CNC a 5 assi, fondamentale per garantire precisione millimetrica e coerenza nelle geometrie su larga scala. Il tutto è stato poi rifinito con vernice autoestinguente, per rispondere agli standard di sicurezza previsti per esposizioni pubbliche.
Uno degli aspetti più coinvolgenti del progetto è stato il dialogo diretto con i reparti di produzione e creativi, in un contesto collaborativo che ha richiesto non solo competenze tecniche, ma anche capacità di problem solving, flessibilità e rapidità di esecuzione. L’installazione è stata posizionata lungo via del Corso a Roma, una delle arterie pedonali più frequentate della città, catturando immediatamente l’attenzione dei passanti grazie alle sue dimensioni fuori scala e al forte messaggio ambientale.
L’effetto finale era volutamente “esagerato”: un cassonetto fuori misura, come metafora dello spreco invisibile che accompagna le abitudini quotidiane. L’oggetto non era solo una scultura, ma un mezzo narrativo potente, in grado di trasformare un problema astratto in un’esperienza visiva concreta ed emotiva.
A progetto concluso, il manufatto è stato trasportato e conservato presso la sede centrale di Finish a Milano, dove oggi continua a rappresentare un caso esemplare di come design, comunicazione e ingegneria possano fondersi per raccontare una storia, muovere coscienze e ispirare cambiamento.